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5 – Le uova non appesantiscono il fegato? e il colesterolo?

5 – Le uova non appesantiscono il fegato? e il colesterolo?

Sono gli zuccheri ad “appesantire” il fegato. Si possono assumere senza problemi fino a 5 uova intere a settimana, oltre solo albumi.

Facciamo chiarezza sul colesterolo.

Cos’è il colesterolo?
E’ un lipide grasso prodotto autonomamente dall’organismo (da 1 a 2 grammi al giorno) e introdotto attraverso l’alimentazione (0,1-0,5 grammi).

La prima osservazione è che con il cibo apportiamo appena un 10% del colesterolo totale e il restante 90% è autoprodotto per via endogena.
Nonostante ciò che è stato appena detto sui rischi del colesterolo il suo ruolo è preziosissimo per il funzionamento dell’organismo non solo organico ma anche sociale e comportamentale.

Fondamentale perché:

  • è un componente essenziale della membrana cellulare di tutte le cellule;
  • regola lo scambio di sostanze messaggere tramite la membrana cellulare;
  • è coinvolto nella crescita e nella divisione cellulare;
  • è la sostanza base per la sintesi di numerosi ormoni (aldosterone, cortisolo, testosterone, estradiolo, ecc.);
  • è essenziale per lo sviluppo embrionale;
  • è prodotto nel fegato e impiegato per produrre la bile;
  • si trova in grande abbondanza nel cervello, nel sistema nervoso, nelle ghiandole surrenali e nella pelle.

Sono tutte importantissime funzioni, ma in questo testo voglio porre l’attenzione sul senso biologico del colesterolo e la sua azione nella produzione degli ormoni sessuali, gli ormoni deputati alle relazioni umane.
Si può affermare che tutta la vita sociale umana è mossa da due “frequenze”: estrogeno e testosterone (femminile e maschile). Questi due ormoni regolano la socialità dando una percezione della vita e una reazione alla stessa molto diversa, a seconda che il cervello legga meglio l’uno o l’altro.

La statina interviene nella sintesi del colesterolo bloccandone la produzione a livello di fegato.
Siamo sicuri che questo freno chimico non abbia ripercussioni nella vita sociale dell’uomo? In fin dei conti il colesterolo è il precursore dei più importanti ormoni umani.
Certamente il sistema troverà il modo di compensare con altre vie di produzione, ma tale sforzo non è naturale!

Da qui parte la fregatura..Un po’ di storia

Tutto ebbe inizio a metà del secolo scorso, quando venne condotto lo Studio Framingham (1948), il più grande ed articolato studio epidemiologico di popolazione in ambito di rischio cardiovascolare mai realizzato. Lo studio avrebbe scoperto la relazione tra colesterolo elevato e rischio di infarto e ictus: ogni incremento dell’1% della colesterolemia è associato ad un aumento di incidenza di cardiopatia ischemica del 2-3%. Questi dati non dicono molto, ma forse con un esempio la follia sarà più evidente.

Se una persona dovesse vedere il proprio colesterolo totale aumentare da 180 mg/dL a 250 mg/dL (aumento del 40%), significa che avrebbe un aumento dell’incidenza di cardiopatia del 120% (40%x3): insomma un morto che cammina!

In realtà lo studio mostrò che non c’è nessuna significativa differenza nel rischio cardiovascolare fra individui i cui livelli di colesterolo variano da 204 a 294 mg/dL.

L’altro famosissimo Studio che diede il colpo di grazia al colesterolo avvenne dopo qualche anno – nel 1953 – per opera del dottor Ancel Keys, il quale pubblicò il lavoro che sarebbe diventato il mito fondante della teoria sul colesterolo. Nello studio Keys inserì un diagramma basato sui dati di 6 diversi paesi del mondo in cui era riscontrabile una relazione evidente tra consumo di grassi e mortalità per cardiopatie coronariche.

Peccato che il diagramma presentato sia errato: Keys prese in considerazione i dati provenienti da soli 6 paesi del mondo pur avendo a disposizione i dati di 22 paesi. Il motivo è presto detto: se avesse utilizzato i dati completi il rapporto tra consumo di grassi e morte sarebbe stato inesistente!
Da quel momento in poi miliardi di persone sono state intossicate dall’abuso di farmaci.

La correlazione tra grassi e morte era stata purtroppo gettata, ma il mondo dovette attendere qualche decennio prima che l’Industria farmaceutica sfornasse qualcosa di utile per abbassare questo pericolosissimo grasso: il primo farmaco a livello mondiale venne brevettato nel 1987: la Lovastatina.

Reali rischi del colesterolo alto? 
Secondo la medicina convenzionale, avere un alto tasso di colesterolo nel sangue è un fattore di rischio perché sarebbe associato alla formazione delle placche arteriose, causa a loro volta delle patologie cardiovascolari (infarti, ictus, ecc.).

Possiamo veramente pensare che la natura perfetta del mondo animale e del mondo umano ad un certo punto erroneamente e senza un motivo specifico produca una sostanza collosa (colesterolo appunto) in grado di accompagnare precocemente alla tomba l’uomo o l’animale?

Solo cambiando visione possiamo inquadrare l’ipercolesterolemia come un fenomeno biologico vitale messo in atto dal cervello quando risulta necessario “sistemare” e riparare la parete interna dei vasi arteriosi. Se comprendiamo il senso biologico di quello che accade potremo vedere sempre il quadro complessivo.

Senso biologico del colesterolo
Quando viviamo situazioni in cui ci sentiamo privati del “nostro” territorio e dobbiamo “combattere”, le coronarie vengono in aiuto. Se perdiamo quello che il cervello considera il “nostro territorio” (lavoro; famiglia, moglie, marito ecc) il cervello creerà delle micro-ulcerazioni nella parte interna delle arterie con lo scopo biologico di allargare il condotto per far scorrere maggiormente sangue. Tale aumento è funzionale per combattere.

Negli animali avviene la stessa medesima cosa, ma quello che differenzia loro da noi è il fattore “tempo”. In un branco, un animale “lotta per il territorio” per pochissimo tempo, cioè il tempo dello scontro fisico, mentre noi rimaniamo mesi o anni in determinate situazioni conflittuali. Non è così? Pensateci.

L’aumento della quota plasmatica di questo grasso indica un processo riparativo che segue sempre “un aver combattuto per qualcosa”.  Questo spiega il paradosso delle popolazioni che mangiano enormi quantità di grasso eppure non conoscono l’ipercolesterolemia. Questi popoli (per esempio gli esquimesi) non hanno nulla da conquistare o da perdere, quindi le coronarie non vengono attivate. Si spiega inoltre perché il cortisolo (ormone dello stress) che si attiva appunto in situazioni in cui bisogna agire aumenti la produzione di colesterolo.

La persona col colesterolo alto normalmente è un po’ aggressiva, ambiziosa, tendenzialmente competitiva e abituata al comando, al dover prendere decisioni.

 

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